Perché chi dice “Sotto il 28 non accetto” non riuscirà a finire l’Università velocemente, a vivere una vita normale e sarà marchiato a vita

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Per ogni conversazione universitaria che nasce, c’è ne sempre una che termina con la frase “Sotto il 28 non accetto, qualunque sia l’esame universitario”.

E’ una frase che spesso mette timore, che congela gli animi degli studenti universitari che la ascoltano e che fa calare fra i presenti un velo di imbarazzo, mentre ciascuno dei partecipanti alla conversazione cerca di abbandonare il gruppetto, trovando una scusa tipo “mia mamma è fuori che mi aspetta con la macchina in 4a fila”, “devo dare da mangiare al mio cane diabetico”, “mia nonna è sola e devo cucinarle il pranzo”, etc.etc.

Oggi voglio mettere una pietra sopra questa frase (qualcuno la vorrebbe mettere pure su chi la pronuncia!) rivelando una volta per tutte la debolezza delle persone che la dicono, come queste persone finiranno per farsi del male (se non cambiano strategia in tempo) e perché intimorisce lo studente universitario medio che si prepara a sostenere un esame.

 

Perché la filosofia del “Sotto il 28 non accetto” è l’ultima cosa che dovrebbe interessarti se vuoi laurearti velocemente, fare nel frattempo altre cose da persona normale e sviluppare competenze

 

Sinceramente, non ho mai compreso fino in fondo la filosofia del “Sotto il 28 non accetto”, perché per uno studente universitario come me che oltre al percorso universitario contemporaneamente lavorava, era assolutamente…illogica!

Ogni volta che un collega di università, nel mezzo di una conversazione sul proprio percorso universitario, mi faceva questioni sui voti da accettare con una domanda tipo quella che ti ho detto, a me sembrava di parlare con uno stupido.

Con tutto il rispetto.

Ma ti spiegherò perché.

Il motivo era molto semplice.

In ogni caso, qualunque fosse stato il voto che avessi preso all’esame, tranne che effettivamente io non ritenessi di aver “tentato” l’esame (sì, anche a me è capitato), per me il solo pensare di prendere anche un 18 significava sudare sangue dato che non potevo seguire le lezioni e non avrei mai potuto fruire di quelle informazioni utili che i professori davano, quegli approfondimenti che a livello qualitativo avrebbero davvero fatto la differenza in sede d’esame.

Per me quel 18 significava nel 99,9% dei casi ORO.

Il mio 18 era il loro 30.

Il punto era che l’esame, per una persona impegnata come uno studente lavoratore, smetteva ad un certo punto di essere una questione di numeri e di voti.

Man mano che procedevo nel mio percorso universitario, l’esame diventava sempre di più una questione di principi, una questione di valori ed una sfida con me stesso.

L’Università pian piano si incastrava insieme ad altri mini-mondi con cui doveva necessariamente convivere: il mondo familiare, il mondo degli amici e delle persone più care, il mondo dello sport.

Insomma, con altre cose da persona normale.

Lo so che stai pensando “sì, ma che c’entra questo con il laurearsi velocemente?“.

Te lo spiego subito, abbi soltanto un attimo di pazienza.

Prima devi darmi 30 secondi di orologio per farti una premessa doverosa, altrimenti non riuscirai a cogliere il senso di quello che voglio dirti.

 

Perché se ti hanno trasmesso il VIRUS del “Sotto il 28 non accetto” devi curarti immediatamente.

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Anche se come ti dicevo questa mentalità è sempre stata distante da me, oggi mi sento comunque in dovere di smentirla, perché se ne vieni a contatto e non hai delle difese immunitarie alte, come quelle che ti si formeranno dopo aver compreso davvero cosa c’è dietro questa mentalità, questo modo di pensare potrebbe uccidere il tuo percorso universitario e la tua prossima sessione d’esame, seppellirlo per sempre nell’atrio della facoltà che frequenti e fare del male a te stesso ed alla tua personalità.

Quello che voglio dirti è che l’Università con gli esami non valuta le competenze, la persona o la preparazione reale di mesi, mesi e mesi di studio.

L’Università con gli esami non valuta nulla di tutto ciò.

Valuta SOLO la performance.

Aspetta, per sicurezza te lo ripeto:

 

L’Università con gli esami non valuta le competenze, la persona o la preparazione reale di mesi, mesi e mesi di studio. Valuta SOLO la performance.

 

Ed infatti capita molto spesso che chi ha studiato pochissimo si presenti alla sessione d esame, si sieda e dica esattamente ciò che il professore vuole sentirsi dire, riportando per esempio le stesse parole che il professore aveva usato nel corso delle lezioni per definire un argomento o un concetto.

E che questa persona passi la materia tranquillamente (e magari anche con un voto alto) e chi invece si è spezzato la schiena solo sui libri e magari va un pò in ansia all’esame, pigli un voto più basso di quello che meriterebbe.

Quindi, se tu all’esame rispondi bene, sapendo esattamente anche solo 4 concetti che il professore pretende di sentirsi dire e che ha ribadito 100 volte a lezione e sei in grado di articolare questi concetti un minimo in lingua italiana, puoi pigliare benissimo un 30 e lode.

Uno, invece, che magari ha studiato un sacco, ha capito tutto meglio di te, ha studiato da 10 libri diversi per approfondire gli argomenti per mesi, va all’esame, definisce un concetto in un modo che il professore non ama particolarmente, piglia un voto mediocre CHE CERTAMENTE NON MERITA.

L’esame è, lo ribadisco, una valutazione istantanea della performance.

Valutazione che, a seconda delle modalità d’esame, del tipo di compito o di interrogazione, può in alcuni casi anche durare dai 5 ai 10 minuti.

5 o 10 minuti contro mesi e mesi di studio.

L’Università non potrebbe valutare mai quello che vali come persona, il tuo percorso personale e professionale, il tuo impegno, perché:

  1. non ti conosce;
  2. non sa nulla di cosa hai in mente di fare della tua vita e cosa stai facendo per realizzarlo;
  3. ogni percorso universitario e’ diverso l’uno dall’altro.

Ed ora la domanda da un milione di dollari:

 

Perché “Sotto il 28 non accetto” è una frase di facciata che ti viene passata come una verità assoluta ?

 

Ed ecco la risposta che ti avevo promesso.

Se di regola non accetti voti minori del 28 e sfortunatamente ad un esame non va come avevi previsto:

  • ti sentirai un “caso problematico”;
  • rifiuterai il voto che ti è stato attribuito con la morte nel cuore, perché sei assolutamente consapevole degli sforzi che hai fatto per raggiungere quel voto su cui stai sputando;
  • ti vergognerai immediatamente e cercherai di nascondere questa debolezza al gruppo dei “sotto il 28 non accetto” con cui sei uscito insieme fino alla sera prima;
  • rimetterai in discussione te stesso, il tuo metodo di studio, la tua intera vita, possibilmente continuando ad isolarti (o iniziando, se non lo avevi ancora fatto), non maturando alcuna relazione con qualsiasi essere umano, non farai esperienze di vita e alla fine del tuo percorso universitario avrai delle conoscenze da 25enne racchiuse in un cervello da 18enne;
  • sarai costretto ad abbandonare la tua “linea dura”, accettando voti più bassi del 28 (e lo farai alla 3a, 4a, 5a volta in cui ti proporranno un 25!) allungando inutilmente il tuo percorso universitario e andando fuori corso, senza aver avuto effettivamente delle problematiche a livello personale e senza alcuna esperienza lavorativa;
  • se continuerai a rifiutare il voto più basso del 28 che via via ti viene proposto durante gli innumerevoli tentativi di sostenere l’esame, diventerai una persona insicura, metterai in discussione tutta la tua vita e la tua personalità si frantumerà come un castello di sabbia non appena giunge in riva un’onda che lo travolge.

 

Quindi, cosa voglio dirti?

Voglio dirti che dietro la mentalità del “Sotto il 28 non accetto” c’è esattamente una PAURA FOTTUTA DI UN INSUCCESSO ED IL RIFIUTO DI ACCETTARLO.

Chi ragiona così crede di avere la forza di evitare che degli ostacoli possano mettersi nel suo cammino, qualunque questo sia.

Incontrare ostacoli e difficoltà in un cammino, specialmente in un percorso difficile come quello universitario, invece, è una cosa NATURALE.

Hai mai conosciuto uno studente che ti ha detto qualcosa tipo:

“laurearsi è stata la cosa più facile, semplice e lineare che mi sia mai capitata!”

No, vero?

Ecco, questo perché ognuno di noi riceve delle batoste più o meno grandi durante questo percorso.

Ma non è il modo in cui eviti le batoste che fa la differenza tra i vincitori ed i perdenti.

 

Non è il rifiutare sotto una soglia voti ad esami universitari che ci permette di distinguere tra studenti di successo e studenti che non lo sono.

E’ come reagisci a queste batoste, come prendi il peso sulle tue spalle e lo trasporti fino alla meta.

 

Questo fa tutta la differenza del mondo.

 

Conclusione

 

Non devi inquadrare il tuo percorso universitario come un percorso di valutazione personale o del tuo impegno, perché semplicemente non lo è.

I voti dei tuoi esami all università sicuramente contano e sono importanti, ma NON sono TUTTO e NON fanno la persona, come ti ho dimostrato.

(ne ha parlato pure Nicola in un articolo che è praticamente diventato virale)

Le cose che fanno la persona sono la tenacia, la costanza, il coraggio, l’ambizione, la forza, la determinazione e la perseveranza.

Queste sono le uniche cose che ti porteranno a combattere per concludere nel piu’ breve tempo possibile ed al meglio il tuo percorso universitario.

Per questo devi concentrarti nel cercare di riuscire al meglio nelle tue singole performance, cercando di aumentare le probabilità che all’esame tu possa prendere il voto più alto possibile.

Questa è la filosofia che io e Nicola abbiamo sempre adottato durante tutto il nostro percorso universitario da studenti lavoratori e per ogni esame universitario.

La filosofia che ci ha permesso di raggiungere alcuni obiettivi che reputavamo importanti e che ancora oggi ci portiamo dietro per realizzare i nostri sogni.

E questa è stessa identica filosofia che ci ha spinti a creare Appunti Condivisi: il primo portale in Italia che permette la condivisione di materiale didattico (appunti, riassunti, domande d’esame, slide, registrazioni audio delle lezioni, etc.) specifico per la Tua Università, Facoltà e Corso di Studi.

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Attilio Cordaro

Co-fondatore di Appunti Condivisi – Specifici per la Tua Università, Facoltà e Corso di Studi.

 

About The Author

Attilio Cordaro

Attilio Cordaro è un laureando in Giurisprudenza, con una grande passione per il mondo imprenditoriale e la comunicazione. Ha fondato insieme a Nicola Appunti Condivisi – Specifici per Università, Facoltà e Corso di Studi (www.appunticondivisi.com). Ad oggi si impegna con costanza per terminare i propri studi e per migliorare se stesso. E’ una persona carismatica, emotiva e tenace. Il suo desiderio è creare qualcosa che cambi davvero la vita delle persone!

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